STUDIO ODONTOIATRICO Natalini dott. Daniele Natalini via Piave 29A Ancona. Odontoiatria sicura e rispetto del paziente
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Le singole discipline

Vi spieghiamo le varie branche dell'odontoiatria...

IGIENE ORALE: è il cardine della nostra professione, un trattamento semplice, non invasivo, spesso troppo sottovalutato ma che al paziente apporta benefici in termini di salute solo se eseguito con costanza negli anni. E' durante le fasi dell'igiene orale che possono essere diagnosticate carie allo stato iniziale, lesioni benigne o maligne del cavo orale ai primi stadi oltre, ovviamente, le varie patologie coinvolgenti i tessuti di supporto dei denti (la cosiddetta "piorrea", il cui termine esatto è malattia parodontale), ossia gengive, osso e legamenti parodontali. Da non dimenticare, infine, la possibile correlazione, oggetto di numerose ricerche, tra stato infiammatorio dei tessuti parodontali e patologie sistemiche quali diabete, malattie cardiovascolari e anche il parto pre-termine - http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1441_allegato.pdf 

ODONTOIATRIA CONSERVATIVA: è la disciplina che si occupa della cura delle carie attraverso restauri conservativi (le cosiddette "otturazioni, piombature"). Per conservative si intendono quelle cure che, sia per la loro dimensione che profondità verso la polpa, non determinano una notevole distruzione del dente (da cui, appunto, il termine conservativa) tale da ricorrere all'utilizzo di manufatti protesici o alla devitalizzazione. Oggi si utilizzano materiali compositi, ossia resine composite artificiali che uniscono i vantaggi di proprietà biomeccaniche molto simili a quelle del dente, ad un'estetica pressochè perfetta. Le vecchie cure in amalgama (le cosiddette "otturazioni nere, piombature") oggi sono ormai desuete ed hanno definitivamente dimostrato i loro limiti, sia funzionali che estetici.

ENDODONZIA: è la branca odontoiatrica attinente alle cosiddette "devitalizzazioni", ossia il trattamento della polpa dentaria (il cosiddetto "nervo") presente all'interno della corona dentale e dei canali delle radici, da cui il termine endo-donzia (dal greco endos). Potete trovare chiarimenti e risposte alle vostre domande al seguente link http://www.endodonzia.it/pazienti/  della S.I.E. SOCIETA' ITALIANA di ENDODONZIA di cui il dott. Daniele Natalini è socio attivo.

IMPLANTOLOGIA: perso definitivamente un dente, dopo l'estrazione chirurgica ci si può affidare all'implantologia per inserire, al posto del dente mancante, un impianto osteointegrato, sul quale verrà successivamente costruita una corona in ceramica per ricreare definitivamente l'anatomia e la funzione di un vero e proprio dente. Al seguente link http://www.straumann.it/it/patients.html troverete tutte le spiegazioni dettagliate inerenti l'implantologia.

PROTESI FISSA: quando carie profonde e/o estese danneggiano gran parte del dente e la CONSERVATIVA, ossia l'intervento del dentista con la semplice cura, non è più sufficiente per un corretto ripristino della morfologia dentale, si deve ricorrere all'intervento del laboratorio odontotecnico che realizza, dopo la presa di impronte da parte del dentista, le corone (le cosiddette "capsule") che possono essere di vario materiale. Ciò assicura al dente protezione da probabili fratture, recidive cariose oltre che un pieno recupero funzionale ed estetico.

ORTODONZIA: L'ortodonzia, anche chiamata ortognatodonzia, è quella particolare branca dell'odontoiatria che studia le diverse anomalie della costituzione, sviluppo e posizione dei denti e delle ossa mascellari; Essa ha lo scopo di prevenire, eliminare o attenuare tali anomalie mantenendo o riportando gli organi della masticazione e il profilo facciale nella posizione più corretta possibile. http://www.sido.it/Prevenzione_in_Ortodonzia_1302DEF.pdf

LA CREAZIONE DI UN SORRISO

LA CREAZIONE DI UN SORRISO - STUDIO ODONTOIATRICO Natalini

La creazione di un sorriso

La riabilitazione odontoiatrica ha come scopo il ripristino della salute orale nei suoi aspetti funzionale, biologico ed estetico. Quest’ultimo parametro, sia dal punto vista del contesto sociale che da quello psicologico e personale, assume per molti pazienti un ruolo spesso preminente all’atto della prima visita. Vale però la pena evidenziare un vecchio assunto in campo odontoiatrico, cioè che “non c’è estetica senza salute”. Denti “belli”, ben posizionati, circondati da gengive infiammate e sanguinanti e da placca batterica non potranno mai dare l’idea di un bel sorriso anche agli occhi di un osservatore poco attento. Si devono pertanto affrontare piani di trattamento semplici o complessi solo dopo aver eseguito le procedure di igiene orale con l’igienista dentale, per poter lavorare su tessuti sani, stabili ed esenti da stati infiammatori. Possiamo per comodità identificare 2 tipi di riabilitazioni estetiche, su denti singoli e riabilitazioni complesse. Vediamo a grandi linee quali sono i parametri operativi, non dimenticando che una corretta esecuzione delle procedure comporterà non soltanto benefici in termini biologici ed estetici ma anche funzionali, ossia, al termine della nostra riabilitazione saremo in grado di “usare” al meglio i nostri denti e la nostra bocca.

PARAMETRI:

-        Colore

-        Forma

-        Dimensioni

-        Spessore delle gengive

-        Forma delle gengive

-        Grado di esposizione dei denti e delle gengive (ossia quanto si vedono i denti e le gengive quando sorridiamo o parliamo)

-        Valutazione delle articolazioni temporo-mandibolari (presenza di rumori, scrosci, dolori)

-        Presenza o assenza di parafunzioni: bruxismo, digrignamento dei denti, serramento

-        Prove fonetiche: pronuncia di determinate parole (fonemi) contenenti lettere quali la “S”, la “F”, la “V”; la pronuncia di queste lettere è infatti influenzata dal rapporto esistente tra lingua/denti/labbra e va analizzata prima di intraprendere un trattamento, durante le varie fasi ed al termine

-        Aspetto del sorriso: nei casi di perdita di denti o in presenza di denti usurati il sorriso “si abbassa” assumendo il cosiddetto “aspetto vecchieggiante”

-        Spessore delle labbra: nei casi di perdita di denti o in presenza di denti usurati le labbra perdono il loro spessore

-        Simmetrie del viso: corrispondenza tra linee di riferimento che passano a livello dei denti, delle labbra, del naso e degli occhi

                 

PROCEDURE

-        Igiene orale

-        Fotografie

-        Radiografie

-        Compilazione di cartelle estetiche

-        Presa di impronte per lo studio del caso

-        Utilizzo del personal computer per la progettazione su immagini ed il confronto tra il “prima” e il “dopo”; nei casi più complessi può essere utile confrontare foto di anni passati quando il sorriso era ancora intatto.

-        Cura delle carie

-        Devitalizzazione in casi di carie profonde

-        Sbiancamento all’esterno o all’interno del dente nei casi di pigmentazioni (denti “scuri”)

-        Restauri di tipo conservativo (cure estetiche con resine composite)

-        Progettazione del laboratorio odontotecnico sui modelli in gesso ricavati dalle impronte ed eseguita con la cera: l’odontotecnico crea ex novo, a mano, con la cera, i nuovi denti sulle indicazioni fornitegli dal dentista e sulla base dell’esperienza;

-        da questa “ceratura” vengono realizzate le protesi provvisorie che vengono applicate al paziente; quest’ultimo potrà verificare direttamente nella sua bocca, sia in studio col dentista, sia a casa i giorni successivi, la corrispondenza di tutti i parametri: colore, forma, spessore, altezza, sorriso, pronuncia, estetica generale. Quando tutti i parametri verificati nel periodo di prova con le protesi provvisorie sono stabili ed accettati si passa all’applicazione dei

-        Restauri di tipo protesico (Corone in ceramica integrale o in metallo-ceramica o faccette in ceramica integrale) 

E’ importante notare che, seppur con differenze, le metodiche operative sopra descritte valgono sia per le protesi fisse (corone in ceramica), su denti e/o su impianti, che per le protesi rimovibili parziali o totali (le cosiddette dentiere). Ciò che conta, infatti, è l’applicazione di un metodo rigoroso e la finalizzazione deve passare attraverso una fase provvisoria, temporanea, per dare modo al paziente di abituarsi e fare tutte le valutazioni e le correzioni del caso.

Esistono anche altri parametri interessanti che possono influenzare la creazione di un sorriso, al di là della rigida applicazione di regole e protocolli. Spesso sono i pazienti che ci danno indicazioni (ricordiamo che l’estetica ha un valore soggettivo e personale), molto importante è la mano sapiente dell’odontotecnico sia nel creare le forme che nel gestire le varie tonalità di colori con le masse di ceramica; fonti di illuminazione differenti (luce artificiale/luce solare) mettono in evidenza particolari differenti ed influiscono sulla scelta delle tonalità di colore. A volte, infine, si può ricorrere all’aiuto della natura, della matematica e dell’arte: esistono figure geometriche, monumenti, opere architettoniche o artistiche ma anche forme di elementi naturali come conchiglie, fiori, volti umani che rispecchiano una particolare sequenza matematica, la “successione di Fibonacci”, matematico del XIII secolo, nella cosiddetta “sezione aurea”. L’osservazione di tali elementi, che hanno in comune il numero 1,6180339887… determina nell’animo dell’osservatore una sensazione di bellezza, armonia, perfezione; la visione frontale dei denti che compongono un bel sorriso rende piacevole l’osservazione perché il rapporto tra le dimensioni di questi denti rispecchia appunto il numero 1,6180339887… e diversi autori hanno considerato il rispetto di queste proporzioni come un possibile punto di partenza per una riabilitazione odontoiatrica estetica.

 

DEVITALIZZARE UN DENTE: DOMANDE E RISPOSTE

Devitalizzare un dente: domande e risposte.

  • Cosa significa “devitalizzare” un dente? Letteralmente vuol dire “togliere la vita” ad un dente (de = privare), ossia togliere la “polpa” o “nervo”, che è il tessuto vivo del dente e formato da vasi sanguigni e piccoli filamenti nervosi.
  • Dove è contenuta la polpa? E’ contenuta dentro la corona del dente e prosegue all’interno dei “canali” nelle radici, per collegarsi al resto dell’organismo.
  • Perché si deve devitalizzare un dente? Perché la polpa, a causa di una carie molto profonda (fig. 1 e 2), subisce un’infiammazione irreversibile che non le permette più di guarire e, pertanto, va rimossa.
  • La carie è l’unica causa che ci costringe a devitalizzare un dente? No, la polpa può subire infiammazione anche a causa di traumi ripetuti (es. digrignamento dentale, colpi accidentali, terapie ortodontiche fisse non correttamente effettuate, usura, azioni quotidiane inadeguate come tagliare fili da cucire o da pesca, mangiarsi le  unghie, ecc). In questi casi spesso la polpa va incontro a “necrosi”, cioè “muore” e bisogna rimuoverla perché si riempie di tossine.
  • Fa male devitalizzare un dente?  No, se si utilizza l’anestesia locale. Tuttavia se una carie molto profonda ha provocato una “pulpite”, ossia un’infiammazione della polpa, il paziente può avere molto dolore da giorni e il primo intervento nel dente può richiedere molta pazienza e tempo d’attesa più lungo per l’effetto dell’anestetico.
  • Bisogna sempre fare l’anestesia? No, nei casi in cui il dente sia in necrosi (morto) o sia stato devitalizzato in passato (in maniera inadeguata o incompleta), l’anestesia non sempre è necessaria.
  • E’ corretto utilizzare il termine “devitalizzazione”? No, questa parola è diventata di uso comune da decenni, tuttavia i termini appropriati sono “terapia endodontica” o “terapia canalare” oppure “trattamento endodontico”. Questo perché la polpa è contenuta, appunto, all’interno dei “canali” ossia dentro il dente (da cui endodonzia, endo = dentro, donzia = dente).
  • Come si esegue una corretta devitalizzazione (terapia canalare)? Per eseguire correttamente questo tipo di trattamento si devono rispettare alcuni protocolli obbligatori, non rispettando i quali un dentista si comporta in maniera scorretta, inadeguata ed al limite della legalità. Questi protocolli sono: 1) esecuzione di radiografie (lastrine) prima e al termine della terapia, e a distanza di anni per i controlli; 2) utilizzo della “diga di gomma” (comunemente detta diga – fig.3) per evitare la contaminazione del dente da parte dei batteri della saliva ed impedire che cadano in bocca strumenti molto piccoli che possono anche arrivare alle vie aeree; 3) disinfezione e sterilità degli strumenti utilizzati.
  • Il dente devitalizzato si può cariare? Sì, certamente, il fatto che sia stato devitalizzato non lo mette al riparo da future carie perché è la sostanza di cui è composto il dente che si può sempre cariare.
  • Il dente devitalizzato diventa nero? No, mai, se la terapia è eseguita correttamente.
  • Il dente devitalizzato può far male? Se la terapia è effettuata in maniera inadeguata,  senza l’utilizzo della diga e con strumentario non sterile, si può formare a distanza di tempo una lesione in fondo o intorno al dente (il cosiddetto “granuloma”) che può trasformarsi anche in ascesso; non è una condizione grave, può però comparire dolore che scompare dopo aver ritrattato il dente.
  • In cosa consiste il trattamento dei canali? I canali, riempiti con disinfettante (ipoclorito di sodio puro) vengono puliti con strumenti molto piccoli (lime) sia manuali che meccanici e al termine vengono sigillati con una speciale gomma riscaldata, la “guttaperca” (fig. 4). Poiché non si può vedere visivamente il risultato, si rende necessaria una radiografia finale.
  • Sul dente devitalizzato va sempre fatta una “capsula”? Capsula è un termine improprio, si parla di “corone” in ceramica o metallo ceramica. Nella maggior parte dei casi si devono fare (fig. 5) perché le carie che hanno portato il dente ad essere devitalizzato sono molto grandi e il dente rischierebbe di fratturarsi nel tempo.

COME AFFRONTARE LA PAURA DEL DENTISTA

COME AFFRONTARE LA PAURA DEL DENTISTA - STUDIO ODONTOIATRICO Natalini

La bocca, i denti ed il cavo orale hanno per l’essere umano una duplice valenza, psicologica e sensoriale. Dal punto di vista personale tale distretto anatomico per molti è una sorta di “parte intima” e come tale delicata (sorriso, estetica, timore di alito cattivo, ecc.); per tutti, inoltre, la bocca nelle varie fasi della vita ha prima o poi una correlazione spontanea con il dolore, più o meno intenso: la perdita di un dentino da latte, una pallonata da bambini, l’addentare un alimento molto freddo, l’eruzione di un dente del giudizio, un morso alla lingua, una carie…. E’ pertanto facile comprendere come l’associazione dentista-dolore-paura possa nascere indipendentemente da fattori esterni. Purtroppo, in particolar modo negli adulti e negli anziani di oggi, l’elemento paura esiste spesso a causa di precedenti esperienze con l’odontoiatra. Fino a qualche decennio fa, l’approccio da parte di molti (pseudo) professionisti non era certo improntato alla delicatezza, all’ascolto del paziente e delle sue preoccupazioni, né si poteva riscontrare, in ambito didattico, una preparazione mirata all’aspetto psicologico (un po’ in tutte le branche della medicina). L’atteggiamento “io sono il medico tu sei il paziente!” è stato spesso predominante nella professione; mi capita ancora di ascoltare racconti, più o meno enfatizzati, di persone avanti con gli anni, riguardo le loro esperienze negative da bambini col dentista… Si capisce quindi come, nell’arco della vita, queste stesse persone abbiano poi avuto un rapporto conflittuale con l’odontoiatra; ciò ha determinato comprensibili conseguenze negative da un punto di vista della salute ed economico, dovendo prima o poi ricorrere a trattamenti sempre più complessi tesi a risolvere problematiche che, se affrontate nei giusti tempi, sarebbero state meno invasive.

Fortunatamente, negli anni a seguire, le cose sono cambiate. In ambito didattico, grazie anche all’istituzione del corso di laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria e a quello in Igiene Dentale è stato dato ampio risalto a tutte le branche specifiche di questa disciplina, comprese la pedodonzia (ossia la cura dei bambini) e, più in generale, l’approccio psicologico al paziente. Ciò ha determinato la formazione di professionisti sempre più attenti a queste problematiche, anche se è importante sottolineare che la sensibilità, la capacità di ascoltare ed interagire in maniera positiva con i pazienti sono il frutto del bagaglio culturale e personale del medico, non soltanto una “scelta”.

I primi a beneficiare di questo mutato atteggiamento sono pertanto i bambini (e quindi gli adulti di domani); un corretto approccio del dentista ai piccoli pazienti (al di là delle innate paure) è per loro e per le rispettive famiglie un “investimento” futuro, sia  in termini economici che di salute; la seduta dal dentista o dall’igienista può diventare piacevole, può scacciare i timori latenti e fidelizzare il soggetto con la poltrona e con lo strumentario che verranno visti non più come “attrezzi di tortura” ma come mezzi per mantenere la propria bocca ed i propri denti in “perfetta efficienza” ed evitare la possibile comparsa futura di dolore. Tuttavia è da non dimenticare anche il ruolo svolto dai genitori e, più in generale dalle famiglie, per la buona riuscita del nostro lavoro.

Come detto, più difficile può essere affrontare la paura dei pazienti adulti, a causa del loro vissuto che a volte può aver determinato un imprinting psicologico arduo da rimuovere.

Non esistono formule segrete, farmaci o attrezzature miracolose in grado di eliminare la paura o l’ansia del dentista in un sol colpo. A volte può essere un percorso lungo in cui la collaborazione reciproca è fondamentale. Col buon senso, la pazienza, l’esperienza e, non ultima, la competenza specifica del professionista nelle singole discipline, si possono ottenere eccellenti risultati.

In particolare il professionista deve conoscere la branca odontoiatrica di cui si sta occupando, deve saper mettere in pratica le nozioni di cui dispone, avere una preparazione non solo teorica ma anche manuale. L’aggiornamento costante e l’utilizzo di mezzi e strumentazione all’avanguardia possono mettere nelle mani del dentista “armi” sempre più efficienti per la riuscita del trattamento ed efficaci nel non far percepire al paziente disagi durante la prestazione, come dolore in primis ma anche rumori, cattivi odori, sapori disgustosi e altre sensazioni tutte ugualmente responsabili dell’insorgenza di ansie, timori e paure.  Un ambiente confortevole, ben illuminato, pulito, accogliente è anch’esso determinante nel creare un primo impatto positivo e rassicurante; da evitare inoltre l’affissione di immagini raffiguranti tavole anatomiche, scheletri e simili; sono il retaggio di un’antica impostazione di “sapienza medica” che può mettere spesso a disagio i pazienti, se non addirittura generare ansia in un contesto, quello odontoiatrico, “ansiogeno” per definizione…

In generale, con i miei pazienti cerco di mettere in atto quanto segue.

BAMBINI

  1. Porsi al loro livello, mostrare sempre allegria, scherzare, prenderli un po’ in giro e farsi prendere in giro.
  2. Utilizzare video (con i loro cartoni animati preferiti p.es), musica (le loro canzoni preferite), facilmente reperibili nel web oggigiorno, mettere a loro disposizione letture e fogli per disegnare, giochi.
  3. Far capire ai piccoli pazienti che non diremo mai loro bugie; acquisteremo punti ai loro occhi soprattutto quando vedranno che ci comportiamo come promesso.
  4. Responsabilizzarli sull’importanza del dentista e dell’igienista.
  5. Dire loro con sincerità, specie a quelli un po’ più grandi, se stiamo per fare qualcosa di poco piacevole, spiegando a grandi linee in cosa consiste il nostro trattamento e che facciamo affidamento sulla loro bravura.
  6. Farli agire ed interagire, anche per gioco, con gli strumenti che utilizzeremo (es. un trapano a bassa velocità usato su modellini, gli aspirasaliva, ecc.), spiegandone le funzioni.
  7. Ai più piccolini è spesso utile parlare con metafore: l’anestesia che comincia a fare effetto sono le formichine che avanzano, ecc.
  8. I genitori (specie quelli più apprensivi ed iperprotettivi), se non addirittura i nonni, devono assolutamente evitare, a casa ed in studio, l’utilizzo di termini ed espressioni quali “senti dolore? ti fa male? Abbiamo fatto! (quando siamo ancora all’inizio…), ecc.” I bambini sono spugne, assorbono tutte le emozioni che ruotano intorno a loro e, dopo averle assorbite, ce le rimandano addosso amplificate!

ADULTI

  1. Spesso si presentano al primo appuntamento pazienti che premettono di essere tremendamente paurosi ed emotivi, salvo poi dimostrare l’esatto contrario. Questo ci indica che soggetti fortemente motivati spesso trovano in partenza da soli la capacità di gestire le loro ansie attraverso un processo interiore di autocontrollo.
  2. Ascoltare con attenzione, non sottovalutare alcun aspetto del vissuto dei nostri pazienti.
  3. Parlare e spiegare con precisione ciò che dovremo mettere in atto durante le terapie: la paura nell’essere umano nasce dal non sapere ciò che sta per accadere in una situazione di potenziale pericolo (come dal dentista…); se, al contrario, il paziente ha cognizione di ciò che sta per affrontare, potrà gestire e controllare al meglio le sue reazioni, ovviamente con l’aiuto ed il rinforzo positivo dell’operatore.
  4. La tecnologia e l’interattività (personal computer, TV, monitor, tablet, web ma anche semplici illustrazioni) sono mezzi efficaci per spiegare le nostre terapie ai pazienti, rafforzano la motivazione ed in qualche modo contribuiscono ad esorcizzare false aspettative negative.
  5. Possedere una preparazione specifica di alto livello nella disciplina che si esercita: metodiche ben codificate e standardizzate, materiali e strumentario all’avanguardia ed evidenza scientifica significano trattamenti meno invasivi, più sopportabili da parte del paziente, a volte più rapidi e con risultati certi. Si pensi ad esempio ad interventi di implantologia che non comportano alcun problema postoperatorio nei giorni a seguire, spesso con estrema meraviglia da parte di quei pazienti che ne avevano subiti altri simili con conseguenze diametralmente opposte anni addietro.
  6. Avere una “buona mano”: manovre delicate mettono sempre a proprio agio il paziente, si deve saper effettuare in maniera non traumatica l’anestesia grazie ad una buona tecnica manuale e senza l’ausilio di inutili palliativi come pomate anestetiche o spray al freddo;  anche durante le fasi dell’anestesia ho sempre avuto un riscontro positivo spiegando in quali punti ed in che modo sarei andato ad effettuarla. Il connubio tra mano delicata, preparazione specifica nelle varie discipline e l’utilizzo di strumenti e materiali di qualità, può far sì che, durante terapie lunghe ed indaginose come la devitalizzazione o la cura simultanea di più denti, qualche paziente addirittura si addormenti e pertanto la noia prevalga sulla paura.
  7. Essere sempre sinceri, disponibili e non nascondere eventuali difficoltà; parlare col paziente delle sue aspettative riguardo le terapie ad ascoltare con attenzione anche le sue proposte; il rispetto della “parola data” sia per la parte operativa che per quella economica è un’iniezione di fiducia per i pazienti che sanno così di avere di fronte prima di tutto una persona di cui ci si può fidare completamente.